spuma e sassi…

 

Spuma e sassi

Ralph restò con gli occhi aperti a guardare l’infinito, il vuoto del canyon era riempito solo dal silenzio irreale di una muta rassegnazione. Si lasciò cadere seduto per terra, il fiato spezzato e il cuore che batteva al limite del collasso. Un istante che durò un’intera vita percorso da pensieri e proiezioni verso un futuro che sarebbe potuto essere.

I suoni si fecero ovattati e lasciarono il posto ad un ronzio continuo, fastidioso, che gli riempieva la testa.

Il naso cominciò a colare e gli occhi lucidi si gonfiarono di lacrime, Ralph si portò le mani al volto e scoppiò in un pianto incontrollato, frammezzato da parole senza senso, senza connessione logica. L’ombra scura gli disegnò la sagoma di un corpo sui calzoni,una mano tremante gli si appoggiò sulla spalla. Jack si allungo sporgendosi sopra il corpo rannicchiato dell’amico a guardare il vuoto sotto la riva.

“Urca, che volo sarebbe stato, c’è mancato poco” sbuffò Jack, tra una pausa di riflessione e un sorso di spuma.

“Tieni, missà che ne hai bisogno di un sorso”, aggiunse porgendo la bottiglietta mezza vuota al piccolo amico.

Ralph si alzò di scatto asciugandosi gli occhi con il dorso delle mani, prese la bottiglietta e in un solo sorso finì ciò che restava della spuma.

“bell’amico che sei, te ne sei bevuto più di metà” gli disse, buttandogli le braccia al collo.

Si abbracciarono forte, a suggellare un’amicizia saldata da un’esperienza che li avrebbe uniti per sempre.

Cominciarono a ridere e a singhiozzare contemporaneamente, per la gioia, per la paura, per il fatto che ora si sentivano un po’ più grandi  di poco prima, e ad aiutarli a  crescere era stato lo sbuffo di una locomotiva e un paio di traversine di legno. Come su lavagne bianche il destino tracciava sulle loro anime segni con gessetto bianco, il tempo ne  avrebbe cancellato la maggior parte, sostituiti da altri, ma le tracce sulla lavagna sarebbero rimaste comunque per sempre.

Decisero di proseguire la passeggiata nel bosco lungo i binari del treno, camminavano tra le rotaie al centro della massicciata, prendendo a calci i ciottoli bianco ruggine come se ormai nulla potesse più toccarli. Fu una lunga giornata, i due amici tornarono sui loro passi solo verso il tardo pomeriggio, attraversarono il ponte senza riserve, si fermarono persino a lanciare  alcune pietre prese dalla massicciata della ferrovia, guardando i cerchi che trasportati dalla lenta corrente si perdevano fino ad infrangersi sulle rive.

Recuperarono la bicicletta di Ralph che la spinse senza salirci sopra fino al limitare della radura, li dove la ferrovia curvando esce dal tunnel e si proietta verso la città

Si separarono, Ralph montò in sella alla sua bicicletta e jack si sistemò bene lo zainetto sulle spalle.

Con un semplice saluto con la mano alzata si accomiatarono l’uno dall’altro.

“Ciao Jack, ci si vede domani”disse Ralph.

“Domani non posso, devo accompagnare mia madre dal dottore”, rispose Jack.

“allora magari dopodomani?” aggiunse appoggiando il piede sul pedale.

“Si, magari dopodomani”.

“Ciao Jack”

“Ciao Ralph…, ci si vede”.

Con pochi colpi di pedali Ralph si allontanò dall’amico che a piedi tornava in città, lungo le stradine di terra impolverate, mentre il sole ancora alto cambiava lentamente colore alle spighe di grano, alle foglie mosse dalla brezza, alla polvere alzata dalla strada.

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